LA CAVALIERA DEL LAVORO

 E  IL POVERO KIM

( Favola a quattro mani: padre e figlio )

C'era una volta una signora di nome Rebecca, che abitava in una grande città. Era alta e bella, sulla quarantina. In gioventù aveva fatto la professoressa, ma a scuola non ci era quasi mai andata; con una scusa o l'altra, perché doveva fare riunioni e riunioni con tanta gente. Non stava zitta un momento, e tutti l'ascoltavano. Tra le altre cose diceva sempre che amava le bestie. E così un giorno, come se n'era andata in pensione, facendo un sacco di imbrogli, per cui anche il Presidente della Repubblica le aveva dato il titolo di " Cavaliere del lavoro ", si comprò un cane. Anzi, non lo comprò, se lo fece regalare da un suo amico, ché di amici ne aveva tanti, tutta gente come lei, e subito gli mise il nome Kim, in quanto era maschio.

   Non vi dico le feste che Kim le faceva quando ritornava a casa. L'aspettava, e come sentiva infilare la chiave nella toppa della porta, cominciava ad abbaiare dalla felicità, e le saltava addosso e la leccava tutta. E anche lei sembrava felice. Se lo coccolava e lo chiamava: "Kim, cocchino mio, sei il mio tesoro! " e cose del genere.

   Lo faceva vedere a tutte le sue amiche, dicendo: " Guardate che bel canino che  mi sono procurata! E quelle a far moine al cane per far contenta la padrona.

   Ma un brutto giorno, erano ormai passati tanti mesi, e Kim si era fatto bello grande, cominciò a pensare di andare in vacanza. Era estate, e decise di andare al mare, ma doveva sistemare il cane. Prima chiese ai suoi amici, ma nessuno lo volle, chi per una scusa e chi per l'altra. Fatto sta che cominciò a pensare di mollarlo. Ma come fare? Perché di rinunziare alle vacanze, non le venne neppure in mente.

   " Le vacanze - ripeteva sempre a tutti - sono sacre! Durante le vacanze posso procurarmi la tintarella, che naturalmente farà crepare d'invidia le amiche. E poi cosa direbbero i signori che conosco, se sapessero che non sono andata al mare? ai monti, o in luoghi chic? Al diavolo i cani! Se non mi tengo buoni gli amici, chi mi darà una mano a farmi pubblicare i miei libri? A far venir la gente nel mio salotto? Non certo Kim! Allora sai che ti dico? Al diavolo Kim e tutta la sua genia! Lo mollo e non se ne parla più! "

   E fu così che una calda mattina di luglio, si mise per strada con due sue amiche, e cominciarono a confabulare sul come lasciarlo. Imboccarono subito l'autostrada, e non appena si inoltrarono in aperta campagna, si fermarono in una piazzola di sosta, fecero scendere il povero Kim, che avendo intuito dal loro atteggiamento le loro intenzioni, non voleva scendere. Ma Rebecca lo prese di forza, lo scaraventò oltre il guard-rail, e via a tutto gasssssss......

  

Ecco, caro babbo, vedi di fare tu il finale per questa volta...

Francesco.

           

            La mia risposta non si è fatta attendere troppo; infatti mi son subito messo al lavoro, anche perché questa storia, rassomigliava perfettamente ad una che conoscevo bene, e che guarda caso, i personaggi avevano gli stessi nomi. Fare il finale per me è stato semplicissimo, eccolo:

            Il povero Kim, fatti quattro o cinque ruzzoloni, si ritrovò in piedi, e con le lacrime agli occhi prese ad abbaiare disperatamente. Era un abbaiare che conoscevano tutti, perché, bisogna sapere che, forse per magia, o la rabbia che provava, fatto sta che il suo abbaiare era un parlare come il nostro.

   Gridava: " Ah, maledetta ingannevole padrona, chi avrebbe mai creduto, dopo tutte le lusinghe e le moine, che mi avresti scaraventato e lasciato solo in una campagna che non conosco? Avevano ragione i miei genitori nel dirmi di diffidare sempre di certe persone, e soprattutto di quelle ipocrite come te! "

   Si guardò attorno, ma non vide anima viva. Prese ad annusare in tutte le direzioni, e alla fine, aiutato dall'istinto, si avviò nel senso contrario della direzione dove aveva visto sgommare la macchina. Era quella del ritorno. Fu un viaggio lungo e difficile. Gliene capitarono di tutti i colori: corse il rischio di essere schiacciato dalle macchine; di essere ammazzato da un pastore che, come lo vide, gli sparò dietro una gragnola di colpi; fu preso da un gruppo di giovani teppisti che volevano impiccarlo ad un albero; si salvò per puro miracolo dalla furia di una contadina alla quale aveva fregato una gallina; e infine botte da orbi, non appena rientrò in città, dagli inquilini che se lo ritrovarono tra i piedi, perché aveva deciso in cuor suo di ritornare a casa della padrona per vendicarsi in qualche modo.

   Ovviamente, non sapendo leggere i numeri, sbagliava, ed è così che entrava nei portoni altrui con tutte le conseguenze che è facile immaginare. Insomma un'autentica odissea.

   Quando finalmente, a forza di annusare e provare, giunse al numero sette di via Vattelapesca, corse incontro al portiere, che subito lo tempestò di domande: " Ma come, non eri partito con la tua Rebecca? Che ti è capitato? Come mai? Chissà come sarà disperata la tua padrona! "

   Kim ascoltò in silenzio, e poi gli raccontò la storia, ma non quella vera. Disse che era stato rapito, e tenuto prigioniero, che invocava l'aiuto della padrona, e alla fine era riuscito a sfuggire alla guardia del figlio del suo sequestratore, e quindi, finalmente salvo, e dopo tanto vagare il rientro. Ora non vedeva l'ora che la padrona rientrasse.

   Il portiere, al sentire una così commovente storia, se lo tenne con sé a fargli compagnia nel portierato.

   Un giorno Kim sentì un trambusto, si affacciò incuriosito al grande portone del lussuoso palazzo, e che vide? Scendere da una macchina di lusso una carrozzella con sopra una distinta signora: era la sua padrona Rebecca. La guardò fisso, e gli venne una gran voglia di gridare, come aveva fatto quando l'aveva vista fuggire.

   lei, come se lo trovò davanti, allungò le braccia e gridò: " Kim, mi sei sempre caro! Vieni, corri dalla tua padroncina! "

   Kim si avvicinò, l'annusò ben bene, e quando fu sicuro che si trattava di Rebecca, si voltò e si allontanò lentamente. Sentì solo che quella gridava: " Kim, vieni che ti racconto. Sai, ho avuto un incidente d'auto, ora sono bloccata su questa carrozzella, non posso muovermi, vieni! Dammi una mano, ho bisogno di te!!! "

   Kim, quando stava proprio per imboccare un'altra strada, si fermò, la guardò, e disse col suo linguaggio, che ormai tutti comprendevano: " Gli ipocriti e gli egoisti li ho sempre detestati. Sono la peggior genia di tutta l'umanità".

            Riprese a camminare, scomparve... e ...

Adesso tocca a voi, cari bambini. Completate la favola, e poi mandatemi il finale.